La 78esima Mostra del Cinema di Venezia

Tra i soliti meravigliosi outfit e gli assai chiacchierati red carpet in questa 78esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia il vero protagonista sembra essere stato più il gossip del cinema.

Abbiamo visto sfilare attori e attrici, registi e personaggi del mondo dello spettacolo di ogni genere. Nuove o vecchie coppie al loro primo (o ennesimo) debutto sul red carpet hanno fatto chiacchierare più di tutti. Molte polemiche ha invece suscitato la presenza – secondo alcuni ingiustificata – delle influencers. Io credo invece che essendo ormai il nostro mondo di oggi influenzato (letteralmente) da queste numerose e potenti figure la loro presenza in manifestazioni di questo genere sia cosa più che naturale.

Veniamo ora ai vincitori di questa edizione. L’événement della regista francese Audrey Diwan ha vinto il Leone d’oro per il miglior film. Il Gran premio della giuria è andato a È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino. Il Leone d’argento per la miglior regia è stato vinto da Jane Campion per The power of the dog. La giuria, presieduta dal regista sudcoreano Bong Joon-ho, ha poi assegnato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile e maschile a Penelope Cruz per Madres Paralelas e a John Arcilla per On the Job: The Missing 8.

Meritevole di uno speciale accenno è sicuramente la Madrina di questa edizione: Serena Rossi. Con la sua eleganza e semplicità è stata assolutamente sublime in ogni sua apparizione. Il suo talento come attrice e cantante ormai è cosa nota ma i suoi meravigliosi look, la sua sincera simpatia e la sua spiazzante bellezza non smettono mai di sorprenderci.

Billy Elliot: la forza di un ragazzo (e della sua passione)

Avevo visto Billy Elliot quando ero piccola e mi era piaciuto molto ma oggi quando l’ho rivisto dopo anni l’ho amato. La storia la conosciamo tutti eppure ogni volta mi colpisce dritta al cuore.

Billy ha solo 11 anni, una situazione familiare molto difficile e una passione irruenta per la danza. Quando balla non pensa più a niente, sente crescere dentro di sé un fuoco e lui stesso diventa elettricità. Nessun uomo nel suo paese danza: i ragazzi giocano a calcio, fanno pugilato o – come dice suo padre – la lotta. Ma non la danza. La danza è per le ragazze! Invece Billy ama danzare. Non sa nemmeno lui il motivo, sa solo che la danza lo fa sentire bene.

Billy con l’innocenza e l’ingenuità che solo un bambino può avere vive il proprio sogno lasciandosi guidare dal ritmo della musica e dal movimento dei suoi piedi. A lui non importa se le persone chiacchierano, se le persone lo etichettano o lo giudicano. Non gli importa se suo padre gli vieta di andare a lezione di danza. Lui quando balla è libero. Libero dalle costrizioni, libero dalle difficoltà che affliggono lui e la sua famiglia, libero dal dolore, dalla tristezza. Libero.

Giorno dopo giorno Billy si esercita. Nonostante le cadute e i momenti di sconforto non si arrende e con ferma determinazione si impegna sempre di più per migliorarsi. Una tale dedizione richiede grandi sacrifici – alcuni di questi non semplici per un ragazzino di 11 anni – ma Billy accetta lo scotto e lo fa perché è spinto da una passione irrefrenabile che non può essere spenta da niente e da nessuno.

La forza che la sua passione dà a Billy Elliot mi fa pensare. Mi chiedo se anche i ragazzi di oggi hanno passioni altrettanto forti, se credono in maniera altrettanto determinata in qualcosa o in qualcuno. Persino in se stessi. Non voglio fare discorsi generazionali né generalizzanti se è per questo ma non posso fare a meno di pensarci. Penso al fatto che già la mia generazione (ovvero la cosiddetta Generazione Y) ma soprattutto quella successiva alla mia (ovvero la Generazione Z) si stanno mostrando sempre più assuefatte alla vita così com’è e desensibilizzate invece a quello che dovrebbe essere il suo significato più profondo. Nel senso che molto spesso vivono passivamente ciò che capita senza chiedersi che cosa in prima persona potrebbero fare loro per cambiare le cose. Non è facile trovare un ragazzo giovane che abbia la stessa forza che ha Billy di lottare per la propria passione. Non è facile trovare un ragazzo giovane che abbia proprie convinzioni e propri valori, che creda davvero in qualcosa, che abbia ambizioni, sogni o progetti. Ce ne sono tantissimi che li hanno, certo, ma ce ne sono troppi che invece nemmeno si pongono la questione e penso sia triste (e preoccupante).

La convinzione con cui Billy ama la danza porta persino la sua rigida e chiusa famiglia ad assecondarlo nel suo sogno. Ma la sua famiglia non si ferma a questo ed è proprio quella la parte più commovente di tutto il film. Il padre e il fratello inizialmente sono contrari al fatto che Billy danzi ma il padre non appena vede il figlio ballare non può che cambiare idea. È disposto a rinunciare alla lotta e allo sciopero dei minatori per sostenere economicamente il figlio e decide così di piegarsi e tornare in maniera. Vende i gioielli dell’amata moglie deceduta, insieme agli amici organizza una colletta, accompagna il figlio all’audizione per la scuola di ballo. Persino il fratello si convince a sostenere Billy: la madre avrebbe voluto così. D’altronde, come gli dice il padre in lacrime, almeno a Billy devono provare a dare una possibilità di una vita migliore.

L’ultima scena mi commuove sempre. L’amico più caro, il padre e il fratello che anni dopo nella platea di un teatro assistono al meraviglioso balletto di Billy divenuto ormai primo ballerino. Tutti gli sforzi e i sacrifici hanno portato a questo. Tutta la sofferenza e tutto l’amore che questa piccola e difficile famiglia ha dato hanno portato a questo. Una conquista, una rivincita, una rinascita.

Billy Elliot è la storia di un bambino che voleva ballare ed è la storia di una famiglia che impara ad accettarlo pur nei suoi limiti e che anzi si sacrifica per permettergli di realizzare il suo sogno.

Leonardo DiCaprio: un nome, una certezza

Leonardo DiCaprio è in assoluto il mio attore preferito. È senza dubbio uno degli interpreti migliori della sua generazione e penso che a contraddistinguerlo da molti suoi colleghi sia – oltre alla sua innegabile bravura – la sua intelligenza artistica. DiCaprio infatti ha fino ad ora dimostrato di avere un grande intuito nello scegliere i progetti a cui lavorare e nel rifiutarne invece altri che non gli piacevano: scorrendo appunto la sua filmografia ci si accorge di come la gran parte dei film in cui ha recitato siano dei capolavori o quasi. Ma la sua intelligenza artistica va ben oltre.

Leonardo DiCaprio è lo scapolo d’oro, il bell’attore di Titanic che ha fatto innamorare di sé migliaia di persone. Ma nonostante la sua bellezza e nonostante l’ammirazione che questa gli ha sempre permesso di suscitare Leonardo è riuscito a costruirsi un’immagine che niente a che fare con il suo bell’aspetto. Perché DiCaprio ormai non è solo il bel faccino di Titanic ma è un attore a tutto tondo che ci ha regalato interpretazioni da brividi talvolta rischiando l’ipotermia o arrivando anche a sanguinare. La presenza di DiCaprio in un film si nota sempre e non appunto per il suo bel faccino ma per l’impressionante eco della sua bravura. Fosse per un film intero o per soli 10 minuti (per esempio con la sua piccola eppure colossale figura in Django Unchained).

Leonardo DiCaprio nella sua carriera ha interpretato ogni genere di personaggio: il buono, il cattivo, il mezzo buono e mezzo cattivo. Il pazzo, l’eroe, l’innamorato, il sadico. Ogni volta in modo brillante, ogni volta con un’intenzione ferma e un animo fervido. Leonardo DiCaprio non fa un personaggio, lui diventa quel personaggio. A me personalmente affascina vederlo recitare. Per esempio in un film che a me non è piaciuto per niente (C’era una volta a…Hollywood) è la sua interpretazione che secondo me illumina tutta quanta la scena.

Tanti dei film che hanno come protagonista DiCaprio sono tra i miei film preferiti proprio perché molti di quelli da lui scelti sono veramente belli (e portano infatti le grandi firme di Scorsese, Nolan, Spielberg, Tarantino e così via). Per gioco ho deciso di provare a stilare una sorta di classifica dei miei film preferiti tra quelli da lui interpretati.

Senza considerare alcuni film che a me non hanno colpito più di tanto metterei paradossalmente all’ultimo posto della mia classifica Titanic. Non fraintendetemi, penso sia uno dei film più belli mai fatti: credo solo che l’interpretazione di Leonardo non sia tra le sue migliori. Sono infatti convinta che anno dopo anno e film dopo film la sua capacità di recitazione e di interpretazione siano migliorati sempre di più fino a portarlo in cima alle vette di Hollywood (e sul tanto agognato palco del Dolby Theatre).

Era il 1993 quando un ancora diciannovenne Leonardo interpretava Arnie Grape in Buon compleanno Mr Grape. Incredibile come un ragazzo di nemmeno venti anni fosse già capace di calarsi così profondamente e rispettosamente in una parte complessa e delicata come quella del giovane Arnie affetto da autismo. Ma il bello doveva ancora arrivare!

Tra il 2002 e il 2015 ogni singolo film di DiCaprio è a suo modo bellissimo: andando in ordine troviamo Prova a prendermi, The aviator, The departed, Blood diamond, Nessuna verità, Revolutionary road, Shutter island, Inception, Django unchained, Il grande Gatsby, The wolf of Wall Street, The revenant.

Con quest’ultimo nel 2016 Leonardo ha conquistato finalmente il tanto meritato Oscar ma altre volte aveva sfiorato la vittoria e a mio parere in alcuni di quei casi sarebbe stata ben più giusta. Nel 1994 ci arrivò vicino con Buon compleanno Mr Grape, nel 2005 con The aviator, nel 2007 con Blood diamond e infine nel 2014 con The wolf of Wall Street. In quest’ultimo (che secondo me come film lascia il tempo che trova) Leonardo fa un’interpretazione straordinaria ma non era certo questo il ruolo che più di tutti ha messo in risalto le sue brillanti doti. Credo infatti che DiCaprio avrebbe meritato la statuetta (e comunque a prescindere da questa una nostra eterna standing ovation) per The aviator e Blood diamond. In entrambi la sua capacità di calarsi nella parte è impressionante e le emozioni che con la sua sola interpretazione è riuscito a suscitarci sono un raro dono per chi fa il suo mestiere e soprattutto per noi spettatori.

Credo che una menzione speciale spetti poi a The departed e a Nessuna verità perché in entrambi i film – come in Blood diamond (che io personalmente amo moltissimo) – Leonardo sia riuscito a dare il meglio di sé sotto molti aspetti. A livello artistico e a livello umano. Si tratta di fatto in ognuno di questi tre casi di un uomo buono combattuto però nel suo intimo tra ciò che sente di dovere (e volere) fare e ciò che invece la vita gli ha insegnato a fare. Si tratta di un uomo afflitto da angosce, sofferenze, turbamenti di ogni genere. Si tratta di un uomo al confine. E credo che proprio quel confine sia la patria di DiCaprio. Perché fondamentalmente è la patria dei grandi attori: è il luogo dove essi possono dare miglior prova di sé e del proprio talento. Così Leonardo.

Perché Leonardo DiCaprio non è solo il bel faccino di Titanic. È il truffatore Frank, è il malato Howard, è l’agente infiltrato Billy, è il trafficante Danny, è l’agente della CIA Roger, è il borghese Frank, è il detective Edward ed è il pazzo Andrew, è l’estrattore Dom, è il romantico sognatore Jay, è il miliardario Jordan e molti altri. In ognuno di questi personaggi c’è un po’ di Leonardo DiCaprio e noi non possiamo fare altro che ammirare la trasformazione e attenderne altre.

Per una diversa classifica delle migliori 10 interpretazioni di Leonardo DiCaprio vi consiglio il video di Movieplayer su Youtube: https://youtu.be/mnN0pvyVxOg. Anche se è diversa dalla mia non posso che trovarmi d’accordo nell’apprezzare anche altre interpretazioni qui non citate di questo grandissimo attore che – sono sicura – ci regalerà ancora tante emozioni e altrettanti brividi in futuro.

Un posto (per niente) tranquillo

Dopo più di un anno dalla data prevista di uscita ho finalmente visto A Quiet Place II, ennesimo film vittima del covid. Il sequel è indubbiamente meno bello del primo film tanto da sembrare una sbiadita continuazione. I personaggi stessi sono sbiaditi così come pure la storia è meno ricca di contenuti e suggestione. Proprio però questa impressione che mi ha suscitato il sequel mi ha ricordato quanto dannatamente bello fosse il primo film. Lo avete visto? Spero di sì!

A Quiet Place uscì nelle sale nel 2018 sbancando al botteghino e conquistando sia l’approvazione dei critici sia la meraviglia degli spettatori.

Il film veniva presentato come un film horror ma in realtà era molto di più. Intendiamoci, è horror eccome: direi quasi agghiacciante. La tensione che si prova ad ogni secondo del film, ad ogni respiro dei protagonisti, ad ogni loro sussurro o movimento. Non si deve fare rumore. Persino in sala regnava il silenzio: non si doveva fare rumore.

Ma non è solo la paura la protagonista del film. Protagonista è una famiglia scampata all’invasione di mostri senza volto e senza pietà in cerca di vittime da annientare. Una famiglia provata dal dolore, dal rimorso del passato e dall’angoscia per il futuro. Il film parla dell’amore che lega questa famiglia. Parla dell’amore di due genitori per i loro figli e parla dell’amore dei figli per i loro genitori. Parla del coraggio. Parla della forza di continuare a lottare e ancora lottare per la sopravvivenza propria e dei propri cari. Parla del sacrificio che si è disposti a fare per chi si ama. Parla quindi di tutto ciò che è una famiglia.

Entrambi i film sono stati scritti e diretti da John Krasinksi che interpreta anche il padre della famiglia mentre la madre è la bravissima Emily Blunt, realmente moglie di Krasinski nella vita vera. Proprio Emily durante un’intervista ha raccontato di come John fosse alla ricerca di un’attrice per il suo film e di come lei dopo aver letto il copione gli avesse intimato di non scegliere nessuno se non lei per quel ruolo. Fino a quel momento i due (sposati dal 2010) avevano sempre evitato di lavorare allo stesso progetto ma quel film – ha detto la Blunt – dovevano farlo loro due insieme. Perché quel film non parlava solo di mostri, morte e distruzione. Parlava soprattutto di amore, sacrificio e dedizione. Era una lettera d’amore di un padre ai propri figli.

Forse infatti è anche merito della chimica tra i due, della loro intesa e della loro fiducia reciproca se A Quiet Place è un film di cuore. Dove l’unica cosa più forte della paura è l’amore. Dove nel silenzio più totale l’amore fa un rumore assordante. Dove proprio il rumore dell’amore più vincere la paura del silenzio.

Se non siete ancora convinti qui c’è il link del trailer del primo film: https://youtu.be/CjnK4vbhCUY .

A Quiet Place è insomma un film horror da paura, sì, ma è soprattutto un film d’amore. Un amore silenzioso ma allo stesso tempo urlante. Accendete la luce e preparate i fazzoletti.

Le ombre di Donato Carrisi

Donato Carrisi lo conoscevo solo di nome finché non mi è stato regalato il primo libro del Ciclo di Marcus e Sandra: a quel punto mi si è aperto un mondo e nel giro di pochi giorni ho acquistato anche gli altri due romanzi. Vi consiglio di acquistare direttamente la versione integrale del ciclo perché farete anche voi la stessa cosa. Garantito!

I romanzi sono editi da Longanesi e questa è la sequenza cronologica:

  • IL TRIBUNALE DELLE ANIME (2011)
  • IL CACCIATORE DEL BUIO (2014)
  • IL MAESTRO DELLE OMBRE (2016)

Io sono un’amante dei thriller e infatti nel mio Olimpo letterario Stephen King è sicuramente tra gli dei più importanti. Dal canto suo anche Donato Carrisi mi ha notevolmente stupita con questo suo ciclo di romanzi thriller e vi spiego perché.

Un buon thriller deve avere alla base una storia che è bella e che è anche raccontata bene. Gli elementi chiave infatti sono l’originalità e l’intelligenza della storia e naturalmente la suspense degli intrighi, dei misteri e dei colpi di scena. Chiedersi che cosa accadrà, avere paura di cosa accadrà, scervellarsi per capirlo, puntualmente non capirlo e poi stupirsi di cosa è accaduto. Questo fa di un libro un buon thriller.

Tutti questi elementi nei romanzi di Carrisi ci sono ed è per questo che penso che questo ciclo di thriller sia assolutamente da leggere se si è amanti del genere. Soprattutto il primo romanzo è un esempio di questa perfetta combinazione di sfaccettature. La storia è intrigante e coinvolgente e il modo in cui si svolge e ci sconvolge è brillante. A me poi in realtà è piaciuto più il secondo romanzo del primo, forse perché la storia mi ha coinvolta di più o forse perché semplicemente l’ho trovata ancora più brillante. Quindi figuriamoci! Per quanto riguarda il terzo invece sono rimasta un po’ perplessa perché la storia si svolge e viene raccontata in modo un po’ ostentato e così rocambolesco da risultare poi infine un po’ scontata. Mi aspettavo di meglio, devo essere sincera, anche se certo in generale non si resta delusi.

Della trama non dico niente perché una delle cose che mi hanno permesso di apprezzare al massimo il primo libro è stato proprio il fatto di non sapere assolutamente niente della storia. Così sono rimasta veramente stupita e ammirata. L’unica cosa che posso dire è che solitamente quando si legge una storia in cui sono coinvolti degli assassini, delle loro vittime e dei loro cacciatori ci troviamo di fronte ad una più o meno netta divisione tra bene e male, nero e bianco, luce e ombre. In questa storia invece il confine è più nebuloso che mai. Lo è per noi che leggiamo ma lo è soprattutto per i personaggi coinvolti. Alcuni di loro non capiscono chi hanno di fronte se non quando è ormai troppo tardi, altri non lo capiranno mai. Alcuni persino quando guardano il proprio riflesso allo specchio non riescono a capire davvero la differenza tra ciò che è bene in loro e ciò che invece è male. Quale delle due forza vincerà? Quale delle due sovrasterà l’altra? Ci sarà mai una resa dei conti? Oppure semplicemente bene e male sono destinati a convivere? Nel mondo e dentro noi stessi? Nei nostri pensieri, nelle nostre volontà e nelle nostre azioni? Il confine forse sarà sempre più nebuloso ma il compito dei protagonisti e di noi lettori è proprio quello di riuscire a vedere nella nube stessa la differenza più importante.

Inizia tutto con un Big Bang

The Big Bang Theory è sicuramente una delle sitcom più brillanti degli ultimi anni. Era il 2007 quando per la prima volta abbiamo conosciuto questi scienziati nerd così bizzarri e la loro nuova vicina di casa a suo modo altrettanto bizzarra. La struttura della serie è originale e per niente scontata: nella cornice di storie sempre diverse si susseguono una dietro l’altra gag esilaranti talvolta spolverate però con una buona dose di sano romanticismo e di una non stucchevole commozione. Tante scene infatti sono entrate nella storia per il divertimento che scatenano ma altrettante sono rimaste nei nostri cuori per la loro dolcezza.

Il titolo già dice tutto della serie. Comunemente diciamo che il Big Bang fu l’esplosione che dette origine all’universo così come noi lo conosciamo. Ed è esattamente ciò che è accaduto all’universo di questi ragazzi.

Leonard, Sheldon, Raji e Howard sono geniali scienziati brillanti nel loro lavoro ma disastrosi nella vita di tutti i giorni. Passano il loro tempo sfidandosi nei giochi da tavolo, leggendo fumetti o guardando serie tv e film visti e rivisti. Di farsi altri amici, parlare con una ragazza o semplicemente uscire all’aria aperta non se ne parla nemmeno!

All’improvviso però una bella e spumeggiante ragazza dai capelli biondi diventa la loro vicina di casa e tutto cambia. Penny è il Big Bang per l’universo di questi ragazzi. Una vera e propria esplosione che distrugge gli ordini prestabiliti, scombina tutti gli equilibri e crea d’improvviso qualcosa di nuovo (e bellissimo) da cui non si può più tornare indietro. 

È infatti dopo l’incontro con Penny che la vita di tutti cambia: Leonard si innamora di lei, Howard piano piano maturerà e riuscirà a conquistare Bernadette, Raji finalmente riuscirà a parlare con una donna, Sheldon conoscerà Amy e imparerà a condividere la propria vita con gli altri.

Ogni protagonista subisce un Big Bang, un’esplosione che mette in crisi il proprio universo con i suoi equilibri e le sue regole. Inizialmente questo può spaventare (e lo fa) ma piano piano ognuno di loro trova la forza, il coraggio e la determinazione per lasciarsi un po’ andare e gettarsi per la prima volta in un’avventura sconosciuta. È così che il loro universo si crea.

Tutti loro si apriranno ad un nuovo mondo e a ciò che questo ha da offrire ma soprattutto a ciò che finalmente loro stessi possono offrire. Nell’amore, nel lavoro, nell’amicizia. Questo comporterà delle difficoltà da affrontare, delle prove da superare e molti cambiamenti da accettare.

Sheldon (Jim Parsons) è il personaggio che paradossalmente cambia più di tutti. Lo conosciamo all’inizio della serie come un egocentrico rigido e inflessibile, ancorato alle sue convinzioni e arroccato nelle sue abitudini. Giorno dopo giorno (o meglio, anno dopo anno) lo vediamo evolversi e imparare ad accettare la realtà intorno a lui. Nonostante gli costi spesso enormi sforzi riesce ad uscire dalla propria fortezza, ad aprirsi e a condividere con gli altri la propria vita. Soprattutto Amy ma anche tutti gli altri amici lo aiutano in questo. Non costringendolo a fare cose che non vuole fare ma spingendolo a provarci, sostenendolo quando non ci riesce e gioendo con lui quando invece ci riesce. A fine serie è proprio lui il personaggio che più di tutti è cambiato ed è proprio lui quello più felice di averlo fatto. Grazie al sostegno, all’ispirazione e alla tolleranza della sua seconda famiglia.

La cosa più bella di questa serie è che anche se tutti i personaggi cambiano nessuno cambia davvero. Tutti evolvono e migliorano ma le loro personalità non tradiscono mai la loro vera natura. La loro vita e il loro modo di viverla cambia ma le cose più importanti restano esattamente le stesse. La forte amicizia che lega questi ragazzi e queste ragazze, l’amore che li unisce non cambiano mai. Semmai evolvono e diventano più forti e solide.

Il cambiamento è la costante ma la chiave è rimanere sempre se stessi. Credere in ciò che si è e non avere paura di crederci. Persistere nell’essere ingenui in un mondo troppo furbo. Coltivare le proprie passioni. Essere però anche pronti ad andare incontro a qualcun altro, a condividere con lui o con lei la nostra vita, scendendo talvolta a compromessi anche costosi. Tutto questo senza mai perdere se stessi.

Se quel giorno Leonard e Sheldon non avessero salutato la loro nuova vicina cosa sarebbe successo? Avrebbero chiuso la porta del loro appartamento sollevati di non aver fatto una brutta figura, sollevati di non aver sconvolto i loro piani giornalieri o le loro abitudini di vita, sollevati di essere ancora al sicuro nella propria zona di conforto. Il loro mondo non sarebbe mai cambiato e lo stesso sarebbe accaduto ad Howard e Raji. Amy e Bernadette sarebbero rimaste solo dei volti sconosciuti, molti successi accademici non sarebbero stati conquistati, altrettante avventure non sarebbero state vissute e certe famiglie non si sarebbero formate. Solo perché quel giorno loro non si erano messi in gioco. Solo perché avevano avuto paura di vivere un’avventura. Un’avventura che li avrebbe portati fuori dal loro solito mondo. Un’avventura che li avrebbe travolti. Un Big Bang. Un’esplosione che avrebbe stravolto tutto il loro universo per crearne uno nuovo e infinitamente più bello.

Perché come dice la canzone della sigla “That all started with the Big Bang”.

Qui il link di UN RIASSUNTO IN 5 MINUTI pubblicato da MoviePlayer: https://youtu.be/NRbpjwOSeLY. Inoltre su Youtube trovate una marea di video con scene divertentissime di The Big Bang Theory. Date un’occhiata!

Stranger Things mi farà impazzire

Ma solo io non vedo l’ora che arrivi la quarta stagione di Stranger Things? Dallo spettacolare e spiazzante finale della terza stagione sembra passata un’eternità e in effetti se penso a tutto ciò che è accaduto dal 2019 ad oggi sembra essere davvero un’eternità.

La nuova stagione sarebbe dovuta esser pronta per quest’estate ma a causa del covid la produzione è stata rimandata. Adesso finalmente abbiamo la conferma: la quarta stagione arriverà nel 2022!

Dopo i vari teaser trailer rilasciati negli ultimi mesi è stato pubblicato oggi un altro video in cui oltre alla conferma dell’anno di uscita della serie possiamo intravedere nuove ed enigmatiche scene di anticipazione. Un susseguirsi di scene interessanti quanto incomprensibili. Questo è ciò che mi farà impazzire! La pazienza non è decisamente tra i miei pregi ma in questo caso sto dando il peggio di me. Non sto più nella pelle e ad ogni video che viene pubblicato la mia impazienza cresce insieme all’attesa.

Qui il link del video: https://youtu.be/nzpSJW1yCVI

A me è venuta la pelle d’oca! BRIVIDI. La cosa bella è che fino ad ora è sempre valsa la pena di attendere: ogni stagione secondo me è più bella dell’altra e penso proprio sia una rarità assoluta. I creatori di Stranger Things hanno infatti il raro dono di spiazzarci e sorprenderci ogni volta realizzando qualcosa che non ci aspettavamo e che supera di gran lunga le nostre più fervide speranze.

Io adoro questa serie tv e per chi segue questo blog non è certo un mistero. Oltre alla storia in sé una cosa che amo di questa serie è proprio la sua capacità di coinvolgermi e rapirmi totalmente. Un solo video di 40 secondi e sono già emozionata. Ed è magico. IO NON VEDO L’ORA!!!!!!!!

Black Widow

Da quanto tempo aspettavamo questo film! Dalla prima apparizione cinematografica della Vedova Nera speravo in un film tutto suo, un film dove potessimo entrare nella vita di questo personaggio misterioso e spettacolare. Finalmente il film venne annunciato ma poi arrivò la pandemia e tutto venne rimandato. Ora però il momento tanto atteso è arrivato!

Il film mi è piaciuto molto, la storia era ben pensata e avvincente. Solo i film Marvel riescono a coniugare così magicamente sentimento e azione. Sequenze di combattimento sfrenato alternate a dialoghi a volte seri e a volte scherzosi. Risate alternate a lacrime insomma. Devo ammettere però che ho avuto la sensazione che mancasse la magia, che mancasse quella scintilla che contraddistingue i film Marvel. Forse avevo atteso troppo questo film, forse avevo troppe aspettative. Comunque sia l’emozione che ho provato è stata grande!

Il mio personaggio preferito dell’Universo Marvel è proprio Natasha Romanoff. Non si tratta solo di una donna bellissima, intelligente e tosta. Si tratta di una donna senza alcun potere che nonostante questo è capace di combattere ad armi pari con quelli che i poteri li hanno. Natasha non si risparmia mai e riesce a “fare il culo” anche ai mostri più temibili. Con la sua energia e la sua forza. È questo che mi piace di lei infatti: la sua forza. La storia di Natasha è intrigante quanto tragica e proprio per questo il coraggio con cui lei affronta le proprie battaglie, la propria vita e le proprie scelte è affascinante e coinvolgente.

SPOILER ALERT!

Abbiamo conosciuto Natasha come una misteriosa e ambigua spia in Iron Man 2 e abbiamo poi pianto la sua gloriosa e commovente morte in Avengers Endgame. Quello che c’è nel mezzo è un percorso di crescita bellissimo. La storia di una ragazza a cui è stato portato via tutto: la famiglia, l’infanzia, il diritto di scelta. Praticamente la vita. Le è stato insegnato a combattere e sconfiggere il nemico, le è stato insegnato a sopravvivere a scapito degli altri. Da sola. Ma negli Avengers Natasha ha trovato una famiglia, una casa, uno scopo. Ha potuto fare del bene per cercare di rimediare a tutto il male che aveva dovuto causare. Ha potuto finalmente essere la persona che voleva essere.

La persona apparentemente meno eroica di tutti finisce per essere la più eroica. Senza retorica né fanatismi, senza grandi ideali o doppi fini. Semplicemente per amore. Per spirito di sacrificio. Per riscatto. Per coraggio. Il coraggio di chi si rialza ogni volta che viene atterrato, il coraggio di chi affronta battaglie che sa di non poter vincere, il coraggio di chi non smette mai di lottare per ciò che ama e per ciò in cui crede. Il benessere degli altri. La giustizia. La famiglia. Una vita migliore. Una versione migliore di se stesso.

Questo film è un bel viaggio nel passato, nel presente e nel futuro di Natasha. Capiamo un po’ di più di lei, della sua vita e delle sue sofferenze. Capiamo di più della sua famiglia, dei suoi affetti e delle sue perdite. Ma capiamo ancora di più del suo coraggio, della sua forza e della sua capacità di amare sinceramente fino al sacrificio di se stessa. Capiamo perché una ragazza che sembrava vivere solo per se stessa decide di morire per gli altri. Per le persone che conosce e che ama ma anche per quelle che non ha mai visto né mai conoscerà. Capiamo perché una ragazza che sembrava non credere in niente in realtà crede fermamente in qualcosa. Qualcosa che va al di là di ciò che le è stato insegnato, qualcosa che va al di là anche di ciò che le è stato portato via.

Per questo Natasha Romanoff non è solo una donna bellissima, intelligente e tosta. Natasha è una degli Avengers. Natasha è un’eroina. Natasha è la Vedova Nera.

Qui il link del trailer se non siete già corsi a vedere il film: https://youtu.be/sT2mSZCIpK4 .

Campioni d’Europa

La partita di ieri non era un film ma ci si è avvicinata! Ansia per due ore piene e poi un’esplosione incontrollabile di felicità. Emozione pura!

SIAMO CAMPIONI D’EUROPA!!!!!!

Tutti dicevano “It’s coming home” e invece la coppa se ne è venuta a Romeeeeee! Nessuno ci credeva ma loro sì.

Un gruppo fantastico. Un gruppo di amici, compagni, combattenti.

Spesso il gioco del calcio viene sminuito, condizionato soprattutto dall’immagine che ne dà la sua estrema commercializzazione. Ma quando gioca la nazionale riscopriamo il vero senso di questo sport. Il valore che ha per un’intera nazione. Per chi è spettatore e per chi è giocatore.

Io penso che nel gioco del calcio ci sia molta più dignità di quella che spesso gli attribuiamo. C’è la dignità di coloro che si impegnano, di coloro che lavorano duramente con tenacia e determinazione per raggiungere un comune obiettivo. La vittoria. Nel percorso tutti loro incontrano degli ostacoli, delle difficoltà. Affrontano e subiscono sconfitte dure. Eppure dopo ogni caduta si rialzano più agguerriti di prima.

Questo penso abbia reso questo gruppo speciale. L’impegno, la determinazione, il duro lavoro. Non hanno mollato, hanno lottato e hanno vinto ALLA GRANDE. Come amici, compagni, combattenti.

Ero una bambina quando nel 2006 l’Italia vinse i Mondiali ma ricordo ancora l’emozione e la consapevolezza che stavamo vivendo un momento storico. Ora sono cresciuta e mi rendo conto davvero quanto sia speciale questo evento. L’Italia torna sul tetto d’Europa sollevando quella coppa al cielo. Tutti insieme!

P. S. Vi consiglio di farvi un giro sui social per assaporare la felicità assoluta di questi giovani ragazzi che hanno appena realizzato il sogno della loro vita. ASSOLUTAMENTE MERITATO!!!

BINGE WATCHING Sì O NO?

Ormai quasi tutti guardiamo le serie tv servendoci dei moderni canali di streaming. La comodità è innegabile ma un dubbio nasce spontaneo.

I moderni servizi di streaming rovinano le serie tv?

Il fatto è questo. Ci troviamo davanti tutte le stagioni di una serie tv già caricate e pronte alla visione. Ci sediamo davanti al pc, clicchiamo play ed è fatta. Possiamo guardare un episodio dopo l’altro senza pause o interruzioni e talvolta siamo capaci di finire anche una stagione intera in una sola notte. (Storia vera!)

Ma così non perdiamo il senso di una serie tv? In fondo si tratta di una storia a puntate fatta di attese e suspense. Se guardiamo un episodio dopo l’altro il finale di ogni singolo episodio non ha più senso. Per non parlare del finale di stagione!

Ricordo che quando ero piccola e guardavo le serie tv in televisione aspettavo con trepidazione il giorno in cui sapevo sarebbe andato in onda il successivo episodio. Quando giungeva il tanto temuto e rimpianto giorno del finale di stagione restavo a bocca aperta e restavo così fino all’attesissimo giorno della prima puntata della nuova stagione. Passavo magari un’estate intera a controllare se era stata resa nota la data di messa in onda, facevo teorie e supposizioni. Aspettavo e aspettavo. Così quella serie tv mi catturava stregandomi sempre di più. Cresceva in me l’attesa e quando finalmente arrivava il giorno sperato non stavo più nella pelle.

Adesso purtroppo questo si è perso. Quando si seguono le serie tv in contemporanea con gli Stati Uniti si riproduce la stessa dinamica ma si tratta ormai di casi sempre più rari. È vero che la comodità è innegabile e forse io stessa da serie tv lover quale sono non tornerei mai indietro. Adoro fare binge watching! Eppure a volte mi chiedo: e se così perdessimo il senso delle serie tv?

Forse il tempo che passava tra un episodio e l’altro rendeva ancora più speciale la visione di ciò che avevamo tanto atteso. Forse il fatto che adesso possiamo guardare ogni singolo episodio quando e come vogliamo priva la nostra esperienza di quella magia che provavamo da bambini. L’attesa, il rimpianto, la trepidazione.

Se temo tanto che le serie tv possano essere rovinate dal binge watching potrei semplicemente non farlo e gestire il mio tempo diversamente. Ma sappiamo tutti come stanno le cose. Non riusciamo a fermarci se possiamo non farlo!